La storia del parco
Numerose le teorie circa la provenienza degli Etruschi, prevale quella che li vuole provenienti dall’Egeo, quindi una provenienza marittima di cui gli etruschi saranno esperti utilizzatori, non a caso molte delle loro città avranno un carattere costiero.
Velcthi o Vel per gli Etruschi, Vulci o Volci per i Latini, Olkion per i Greci, fu una grande città etrusca che per anni dominò un grande territorio compreso tra il distretto minerario toscano, il mare Tirreno, il monte Amiata e la valle del Fiora.
Sviluppatasi sin dal X secolo a.C. la città raggiunge nel VII secolo il suo massimo splendore ed espansione territoriale con il controllo della costa e dell’entroterra tramite i centri di Saturnia, Pitigliano, Castro e Sovana quali elementi della rete commerciale e di controllo del territorio.
Vulci faceva parte della Dodecapoli etrusca unione economica e militare delle dodici città etrusche più importanti, ovvero Vulci, Volterra, Volsini, Veio, Vetulonia, Arezzo, Perugia, Cortona, Tarquinia, Cere, Chiusi e Roselle.
La città cominciò a svilupparsi sin dal periodo villanoviano (IX-VIII secolo a.C.) fino a dotarsi nel VII secolo di un importante sistema difensivo, caratterizzato da possenti mura, sviluppando il suo insediamento a carattere urbano nel pianoro e il piccolo e contiguo rilievo di Pozziatella, compresi trai fossi del Fontanile di Giano e il fiume Fiora, per una superficie di ben 125 ettari a dimostrazione di un notevole sviluppo politico economico.
La testimonianza più probante di detto sviluppo è la produzione vascolare e coroplastica che nei secoli che vanno dall’ VIII al IV sec. a.C. raggiunge livelli di eccellenza. L’11 giugno del ‘65 nella necropoli della Osteria fu rinvenuta la cd tomba del Carro di bronzo, un rinvenimento databile il primo quarto del VII secolo a.C. che attesta il passaggio dalla cultura villanoviana a quella orientalizzante.
Ricchissimo il corredo all’interno della tomba che testimonia come il proprietario avesse un ruolo importante probabilmente un capo militare infatti nella tomba furono trovati un carro militare da parata e delle armi.
Praticamente infinite le tombe e le necropoli della città oggetto per altro di selvagge spoliazioni nel corso del tempo, non a caso musei di mezzo mondo espongono proprio queste testimonianze.
Nel 474 a.C lo sviluppo politico ed economico della città si ferma infatti a Cuma si svolse una battaglia navale tra gli etruschi e i siracusani. La vittoria di questi ultimi pose fine all’espansione degli etruschi nell’Italia meridionale, iniziandone la decadenza.
Un altro avversario si profilava all’orizzonte, infatti Vulci finì con lo scontrarsi contro l’espansionismo romano che culminò nel 280 a.C. quando fu definitivamente sconfitta e soggiogata dal console Tiberio Corucanio. Da questa data Vulci è romana.
Oggi il percorso di accesso alla città antica ed ai sui resti si realizza tramite un lento avvicinamento verso la porta più occidentale, segnata dagli imponenti resti di un acquedotto che partendo dalle arcate del ponte della Badia si sviluppa sino alla citata porta della città seguendo poi la netta via tracciata dal basolato del decumano. Su quest’ultimo si affacciano i principali monumenti per lo più romani che si sono sovrapposti a quelli etruschi.
Il decumano collega la fase romana della città da Porta Ovest sino a Porta Est, poi verso il fiume, ove si giunge all’area di Ponte Rotto, dove si scorgono ancora i resti dei piloni che sorreggevano la struttura in prossimità di un poderoso argine costruito in blocchi di tufo con i resti di uno scalo fluviale.
Risalendo, si rientra nell’area urbana vera e propria e, seguendo il bordo sovrastante il Fiora che scorre incassato tra due profonde pareti di roccia, dando luogo ad ambientazioni spettacolari, come quella del laghetto del Pellicone, infine si incontra Porta Nord. Superata la porta in uscita dalla città, si risale brevemente il fosso del Fontanile sino alle Tombe del Carraccio.
Sull’altra sponda del Fiora oggi non attraversabile, si incontrano i resti monumentali della Coccumella e di Tomba Francois, forse la sepoltura più famosa per i suoi affreschi. Numerose le necropoli sparse relative alle varie fasi del territorio.


















